Comunicato ADI sugli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo

Si sono da poco conclusi a Firenze i secondi Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo (SGLI) e come Associazione dei Docenti di Italiano in Germania (ADI) vorremmo fare un bilancio del lavoro svolto, analizzandolo dalla prospettiva di un’istituzione che si trova ad operare sul campo, nel paese che detiene il primato assoluto dei corsi di italiano all’estero.

L’attenzione delle istituzioni

È sicuramente molto positiva la risonanza che il viceministro degliEsteri Mario Giro e i suoi collaboratori, tra cui in primo luogo la consigliera Lucia Pasqualini, sono riusciti a creare attorno all’evento: nella due giorni fiorentina si sono avvicendati sul palco ilPresidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, la presidente della Rai, ministri ed esponenti di primo piano dell’accademia, della cultura italiana e del made in Italy. È la prima volta che viene rivolta una tale attenzione pubblica alla proiezione dell’immagine italiana e alle politiche culturali per la diffusione della lingua italiana all’estero, tema che l’Italia ha colpevolmente trascurato per troppo tempo ed è necessario che noi addetti ai lavori ci diamo subito da fare per sfruttare la sensibilità che sembra esserci a tutti i livelli delle istituzioni.

I dati

Queste manifestazioni hanno anche uno scopo promozionale e in questa ottica devono essere visti a nostro avviso i proclami sulla quarta lingua più studiata al mondo. Riteniamo però importante anche ribadire che i numeri presentati non possono che avere valore indicativo: non esistono sondaggi scientifici basi di dati empirici su cui poter costruire classifiche di questo tipo. Non esistono per l’italiano e con tutta probabilità neppure per le altre lingue. La semplificazione giornalistica di questi dati a cui abbiamo assistito in occasione degli Stati Generali non deve ingannare sul fatto che in realtà la strada da percorrere per recuperare il ritardo rispetto alle altre lingue è ancora molto lunga.

Cosa è già stato fatto

Sulla scia dei primi Stati Generali del 2014 sono stati presi negli ultimi anni provvedimenti e iniziative importanti, tra cui finalmente la creazione della classe di abilitazioneall’insegnamento per l’italiano come lingua seconda, l’istituzione di un Ente per ilcoordinamento delle certificazioni di italiano (CLIQ) e il lancio di un portale telematicopresentato proprio in occasione della manifestazione di Firenze appena conclusa.
Il viceministro Giro ha anche parlato di una ristrutturazione della legislazione che regola la materia dell’insegnamento dell’italiano all’estero (vecchia di decenni), senza peròspecificarne i dettagli.

Valutazione critica

Queste e tante altre iniziative simili non devono tuttavia diventare espressione materiale di un semplice attivismo: perché possano veramente portare frutto è necessario che essesiano integrate in un progetto chiaro, omogeneo e di lungo respiro. In molti interventidei partecipanti è stata infatti evidenziata l’esigenza di rendere sempre più forte il ruolodella lingua nella visione generale del paese all’estero e la necessità di una progettualitàsinergica di medio e lungo termine tra tutti gli attori: solo così sarà possibile selezionare e orientare gli strumenti e le strutture di intervento.

Sono anche emersi bisogni talora molto diversi nelle differenti aree geografiche, a cuibisogna venire incontro con interventi mirati e differenziati.
L’italiano viene promosso dalle istituzioni italiane soprattutto come lingua di migrazione e da quelle estere come lingua di cultura, senza forme di sinergia istituzionale cheaiuterebbero la diffusione e la sostenibilità dei corsi di lingua italiana all’estero. Dal nostropunto di vista è necessario un passo concreto per superare la visione dell’italiano come lingua per i figli di migranti, al fine di arrivare ad un’offerta di italiano come lingua dimercato, aperta a tutti i possibili interessati.

A tal fine è indispensabile una riorganizzazione che preveda anche una rappresentanza per le realtà che sono esterne alla rete diplomatica italiana e non legate al ministero degliEsteri; realtà che sono fortemente radicate sul territorio estero, inserite strutturalmentenelle società in cui operano. Supponendo che i dati del ministero per la Germania sianocorretti, infatti, abbiamo al momento attuale, da parte italiana, una politica di promozioneculturale affidata a chi gestisce il 5% dei corsisti. È evidente che includere i soggetti cherappresentano il restante 95% non può che rafforzare questo lavoro di promozione. Inoltre un maggiore radicamento sul territorio permetterebbe di predisporre e svilupparestrumenti più aderenti alle specificità del territorio stesso e così di ottimizzare le risorse.

Anche gli importanti sforzi del ministero per la formazione del personale docente vanno coniugati secondo questi principi: i bisogni del mercato tedesco sono diversi da quelli dei mercati emergenti e ricette generali rischiano di consolidare solo un sistema che distribuisce fondi a pioggia senza riuscire a incidere sulla qualità.

Un discorso analogo riguarda il portale, la cui creazione sicuramente rappresenta un lodevole primo passo, ma che deve ora riuscire a rilevare e a strutturare i dati e le informazioni in modo tale da diventare per tutti i visitatori delle varie aree geografiche uno strumento utile, esaustivo, differenziato e sempre aggiornato.
Come ADI siamo disposti a continuare a lavorare insieme a tutti i soggetti coinvolti per dare forma concreta alle buone intenzioni uscite da Firenze e contemporaneamente ci auguriamo di continuare ad avere nel Ministero degli Esteri e nelle autorità diplomatiche qui presenti interlocutori interessati e disposti ad un lavoro tanto ambizioso quanto necessario.

Admin

a cura della redazione

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